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PRODUZIONI E PROGETTI

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DON GIOVANNI

L’opera dei figuranti è la messa in scena del Don Giovanni di Mozart secondo il punto di vista dei “figuranti”: le comparse che hanno abitualmente un ruolo marginale nell’allestimento dell’opera diventano invece i protagonisti, interpretando con azioni corali i diversi personaggi: i Don Giovanni, i Leporello, i Commendatori, i Don Ottavio e le Donna Anna, le Donne Elvira e le Zerline.

Si crea così un parallelismo tra la finzione del gioco teatrale e la realtà della particolare situazione produttiva: i figuranti-protagonisti sono i cittadini partecipanti al laboratorio che diventano performer, attori non professionisti che possono comunque realizzare “l’opera” interpretando i ruoli principali.

Un teatro immerso in una musica che narra una storia, nel nostro caso la vicenda del Don Giovanni di Mozart, dove lo spazio fisico del teatro coincide con quello dello spettacolo. Un’opera contemporanea di musica e di teatro, dove anche i personaggi protagonisti sono rappresenti/attraversati dai figuranti: un unico ruolo in cui possono identificarsi tutti i partecipanti, attori e spettatori. Un unico corpo teatrale, un coro, formato dagli attori, dai musicisti e dai numerosi cittadini coinvolti nella preparazione dello spettacolo, aperto alla partecipazione diretta degli spettatori.

LA REPUBBLICA torino, 13.04.08 (A.Cipolla)
[...] E se le comparse volessero assurgere a protagonisti, pur nel loro anonimato, nella loro coralità? E’ quanto si domandano Stalker Teatro e Gabriele Boccacini nel loro progetto di Teatro Comunità, offrendo una risposta sospesa tra ludo e arti performative. Nasce in tal modo L’Opera dei Figuranti, ipotetica messa in scena del Don Giovanni secondo la prospettiva dei figuranti, appunto, di coloro a cui abitualmente è affibbiato un ruolo marginale nello spettacolo, così come nella vita. Attraverso costruzioni d’immagini, spesso di grande impatto visivo, i personaggi dell’opera mozartiana si trasformano in azione, doppiandosi, triplicandosi, diventando corpo scenico per restituire la memoria di un teatro raccontato da un altro teatro. Un teatro come festa, dove musica, canto, travestimento e voglia di esserci vincono su tutto, legando a sé, secondo la poetica di Stalker, performer e gente comune: più di quaranta persone in scena, un autentica folla che in quel gioco sa trovare un proprio teatro [...]